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Daniela Cattani Rusich si immerge e ci immerge, al primo incanto, nella levità assoluta del verso, la poesia per antonomasia ancestrale, in un sogno post-crepuscolare rinverdito da una neo-figurazione critica, ambiversa. “Fremono di argento vivo gli anni acerbi, crescendo l’erba ai bordi del pensiero, e il tempo è oceano stellato senza fine..” “Le nuvole di oggi mi attraversano il cuore: sono gocce di pioggia, e di sole cadute.. gli aquiloni strappavano il filo, e restavo a guardarli volare”. E’ Aria, come lei stessa narra, è “..ossigeno, brezza, vento .. impalpabile, invisibile, trasparente..”. La poesia sembra involarsi nel ludibrio di sé, unica pace possibile, il segno di presenza in elementi naturali o nei moti impervi, ma cautamente celati, del nostro opalino interiore “Luna a rovescio dentro lo specchio del mio sogno, tengo stretta tra le mani nelle notti silenziose”. Dalla lirica “Mia viandante senza tempo (a mia figlia)”: “Eppure ho il tuo sorriso sulla pelle, come un destino ricamato a mano, l’istinto a vivere – languida carezza – unica arma che possiedo, in pace e in guerra”. Ma è proprio la ricerca dell’iperbole cantata ad insinuarci l’idea di una calma solo apparente.

“Calano sipari lunghi, gli anni invasi, frutti maturi esplosi, come bombe a mano”. E non è il ricorso al lessico di guerra, questa guerra che ci appartiene, ad introdurre la poesia del dilaniamento, ma l’ancora tenue e lieve accadimento “mentre bevo il mistero, che pian piano mi invade”. Poesia presaga quella di Daniela, che il Bene e il Male articolano il cammino come due gambe dello stesso tronco. E’ il mistero del perché ciò sia, e neanche il dubbio, in quanto il verso spigliato non ne dà adito, “Arresi a un viaggio smisurato e fragile .. sopravvissuti in volo” , “Danza sulla mia lingua – danza senza pensare – che tutto il bene e il male, scorrono via come un tormento”. Ogni poetare verte su un mistero, quello di Daniela è il tempo, che livella i facili entusiasmi e le ispide rinunce, “Il tempo è argine sfiancato di speranze”.

Nella lirica “Porrajmos” , sullo sterminio nazista degli zingari, oltre agli ebrei, Daniela anima un intenso confronto fra dannazione e redenzione, “Insito è il male nella natura” fa dire al nazista “la libertà è un vizio capitale”, risponde lo zingaro “Siamo zingari e abbiamo le ali, scorre la vita nei nostri capelli..” e di contro “bastardi noi non ne vogliamo, la razza va salvaguardata..” e infine “E allora dimmi, soldato, dimmi, perché sollevi la mia sottana? perché mi frughi fra i vestiti, spingendo la lama dentro ai miei sogni?” . Più che antitesi fra Bene e Male in quanto tali, distinzione capziosa in quanto esiste l’uomo e basta, è il grido poetico della frattura che esiste fra amante e amato, l’uomo verso se stesso, prima ancora che verso il suo simile. Siamo “Figli diversi della stessa luna”, ma qualche capoverso in avanti “ – figli bastardi della stessa luna -”. E’ la coscienza, amara, che l’Amore, cantore di ogni poesia, si nutre di ferite, “O forse perché inverno ci raggiunge sempre, da lontano, come una perla che rotola piano.. cadendo soavemente sulle ferite aperte”.

E allora subentra la carne, è una regola, come salasso sacrificale, “La parola, soltanto, gronda sangue”, “Mi puoi fare, dire, baciare, sbagliare, giocare, volere, impazzire… farlo subito e sentirti morire.” .. obnubilata, “..le mie nuvole, le ho succhiate da piccola..”, dall’amore cieco “Gli occhi di un cieco tu li hai mai guardati? Sono rivolti al sogno che non muta”. E’ un grido disperato che si fa ferita “..ogni ferita è un crocevia d’istinto”, che si fa amore per l’aguzzino, sindrome di Stoccolma, per liberare l’afflato universale svanito “..da che fui venduta a un mercante spiantato di sogni e poesia”. L’urlo si lacera, dilania, “Strappati un po’ anche tu quel sorriso, dalla faccia di bronzo.. e con me fottiti l’amore di carne, in vanagloria della sfida alla morte”.

“Voglio tagliente la tua spada nel fianco: su ogni petalo della rosa dei venti, su ogni punta della stella puttana, su ogni notte morsa coi denti”.

Daniela è magica nel suo modo d’amare, e ricordarci l’amore che era, e che è.

FemminArt Review

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2 thoughts on “Daniela Cattani Rusich – Figli diversi della stessa luna

  1. Brava, brava, brava!!!

  2. Nel suo recente volume di scritti filosofici sul fervore Jean-Luc Nancy nota che è il “ci” (di heidegeriana memoria) che segna e dice la nostra presenza al mondo: è il «ci sono» che apre il soggetto al mondo e il mondo al soggetto. Il pensiero e la lingua non vengono mai dall’astratto e individualistico cogito ergo sum di Cartesio ma, scrive Nancy, dall’esperienza dell’esserci, dal nostro vivere in quanto corpi in un certo luogo, in un certo tempo ed entro certe relazioni con altri e occorre dire, con Nancy; «io ci sono, io ci penso: il pensiero ci si trova, ha lì il suo peso specifico» .
    Parafrasando la filosofa spagnola Maria Zambrano[3], possiamo dire che il poeta è colui che vive «un’unione erotica» con il mondo, colui che vive sentendo «nella propria carne l’ustione del mondo» e testimoniando ciò in parole sa dire sia il darsi immediato del reale, sia le “leggi” in esso inscritte: il telos, il “movimento” che agita ogni evento nel continuo darsi di “possibilità”, realizzate o solo in divenire. Nella grande poesia “l’interno” (l’interiorità emotivo-memoriale) dell’Io si collega con “l’esterno” (i dati concreti e tangibili del mondo) e viceversa, tanto che tale polarità esiste ma come tensione reciproca in atto proprio nella lingua poetica che testimonia, dunque, l’intreccio tra Io e mondo, la complessità e stratificazione dell’esperienza stessa. E’ questo “ci” di cui scrive Nancy a cui allude anche Adam Vaccaro con la «teoria della Adiacenza», tesa a cogliere come nella lingua poetica si intreccino le varie “parti” dell’umano, per cui la poesia non può mai essere interpretata solo come lingua dell’Io, ma anche come voce dell’Es e del SuperEgo, il che rimanda a istituti freudiani, ma applicati alla poesia.

    Per un’ipotesi di poesia come lingua carnale del desiderio.
    E la grande Daniela tenta proprio la via del linguaggio corpo-anima!

    Gloria Gaetano Web

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