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L’universo di Djoma, tale anche per la sconfinata produzione, è di un candore rappresentativo inusitato perché riesce a fondere stili e rimembranze in una stesura del colore a strati cronologicamente sovrapposti in modo da evocare la successione delle ere in una dimensione attuale della forma. Le concrezioni cromatiche risollevano l’astrattismo dal suo languore endemico donandogli la certezza del passato da cui ha preso le mosse, come se fosse sempre esistito ma solo se accostato alla genesi attuale, contingente della forma.

In Woman questa fusione si evidenzia grazie al tema dell’archetipo femminile elevato a chiave di lettura della composizione cromatica del cosmo inteso come evoluzione, scala di memoria non come rifiuto ma presa d’atto, confluenza, amalgama di eventi e loro immancabile deduzione. L’architettura riconoscibile del pensiero si alterna a ideogrammi, graffiti, evocazioni del segno avvolte nella magia della loro semantica nativa, parasemiologia, fino ad arrivare all’ingresso in campo delle grandi stesure informi, spatolate del tempo, pigli improvvisi che oltre a contenere idee e richiami comunque, tracciano il confine fra la memoria e la sua acquisizione, componendo l’astratto e l’informale nella loro naturale logica di piacere visivo, tripudio del pensiero libero e non della sua negazione.

Ne risulta, dalla sua serie Woman, un tracciato ideologico di specie perché confrontato con l’esclusione storica della donna dall’Arte come dalla sua interpretazione, rigenerato potentemente nell’eredità dei simboli dai quali parimenti era stata derubricata. Si tratta quindi di colore vivo e forma futura e ciò è evidente dal chiarore, dalla luminosità, dallo splendore che accompagna tutte le composizioni di Djoma.

Ugualmente per le espressioni non tematiche, libere ma puntualmente riflessive che ci fanno scoprire ad ogni passo la pergamena della storia nella sua accezione femminile, ovvero mistica di meraviglia e scoperta di un mondo troppo spesso vittima della deriva gratuita dell’autolesione, ma essenziale rivisitazione del momento presente non come summa di tratti opinabili, più o meno trascorsi, ma infiorescenza di ciò che accade ora anche a nome di ciò che sembra accaduto. Cambiare il modo di vedere le cose cambia il corso delle cose.

FemminArt Review

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