grazia-ribaudo

 

Estrapolare il dna della parola stesa dalle intercapedini del colore mostrato come lessico figurativo. Non si tratta soltanto della commistione dei linguaggi parlati ma del contemporaneo esibire la contraddizione della tendenza relegata. All’inizio del codice scritto c’è il segno, il semios, che marca l’occhio con l’analogia del concetto traslato, il corpo eretto o disteso, l’arguzia del limite ovvero la dissuasione dall’andare oltre il significato, in funambolismi retorici congeniali al disfacimento dell’uomo. La confusione semantica nasce proprio dall’effrazione del tabù della scrittura, il significato traverso, il detto per non essere detto e viceversa, la politica della parola.

Grazia Ribaudo tende a ricollegare l’origine al senso, non semplicemente attraverso la sovrapposizione degli schemi logici, ma amalgamando il non detto con la pari elusione di senso del colore, impasto cromatico afferrato nella sua identica decomposizione. E’ una lotta fra simboli elusi, che distende l’agonismo in una tabula rasa delle sensazioni. E’ un vezzo, un piglio che apparentemente aggiunge distrazione a distrazione, ma erompe verso la trasfigurazione del limite nella coscienza del non voluto. Di esperimenti pollockiani di artifici imposti alla tela, tagli in taluni casi, è ricca la storia, ma sempre partitivi, distaccati nel senso come se il resto del codice fosse altro affare, una trance ipnotica del rifiuto che attrae la circostanza ma pone in oblio il quadro generale. E non basta contaminare, termine desueto e parimenti parziale, ma fondere, mecciare i significati corresponsabili, porli sullo stesso livello di astrazione coatta.

Grazia non sparge ectoplasma su un qualcosa di disacquisito, bensì muta la forma stessa del disequilibrio in una tendenza apocrifa della stessa sostanza, libera in un certo senso la struttura dalle reali contaminazioni subite, estorte, perpetrate per farle assurgere al loro valore nativo di espressione, quasi tribale, endogeno, autoctono. Si esime dalla proiezione del nuovo codice, ma questo non ci interessa, perché il nuovo è ormai congeniale al vecchio precedente, e si fa stantio nell’attimo stesso della proposizione, ipocrita nella fibra, tautologico. E perché spetta ad altri l’armistizio, a coloro che l’hanno dichiarata scientemente la strage dell’incompiuto.

Grazia ci assiste, cautamente, nel massaggio emolliente degli orli asimmetrici, difatti il suo cromatismo è netto, lampante, come bordate grafiche ineccepibili, contorni estranei alla forma della quale ricordano la cura, l’attenzione, il neologismo spontaneo, naturale. Grazia suggerisce ciò che il verbo, la poesia, la scrittura in genere dovrebbe attuare per avere ancora una valenza mostrabile, comunicabile: richiamarsi al colore nella sua capacità di debordare dagli assunti di previsione, logica compresa, semplicemente pungolare e non esprimere, in quanto non vi è veramente più nulla che sia degno di essere espresso. Si parla sovente di scrittura cromatica come estrinsecazione della parola dal suo valore, ma vibrata nel suo semplice suono, eco, riverbero.

Quei fortunati che vi riescono non compiono l’azione inversa di Grazia, ma la stessa. Un concerto afono delle partiture compromesse, un requiem gioioso dell’intento dell’uomo di colpire il suo simile nella parte più debole della sua cosmogonia: il ricordo. Quel segno impresso sulla cera che il bollore della stupidità ha trasformato in tinta colata che Grazia raggela con la sua energia vibrata.

X-Mailers, esempio fra i tanti, anche dei verba volant in cui mancano riferimenti alla scrittura, di come una email sia dolorosamente accompagnata da stringhe interminabili di simboli avulsi, disutili, che soverchiano la sostanza e pongono il quesito se il vero messaggio sia il contenuto o il contenitore. E Grazia sigilla l’urna del papiro con la ceralacca polimorfa della casuale dis-attenzione. Invio.

Grazie Grazia.

FemminArt Review

 

Share This:

One thought on “Grazia Ribaudo – Entropia cromatica del verbo

  1. per ciò che vedo nell’immediato dai lavori di Grazia, si percepisce un potenziale energetico, una Energia che parte dal profondo del sangue, anima in fermentazione, coalizione mentale con il Cosmo, “Vedere” a occhi spalancati o chiusi per lei è la stessa cosa, la “Visione” le fa da strada, tra interiorità ed esteriorità ha capacità di espressività maestrale

Comments are closed.