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Diversi sono i topoi sui quali insiste l’installazione di Margherita Levo Rosenberg dal titolo “Se Dante e il vento ed io” che ha poi partorito la Mostra d’Arte Contemporanea “La fatica della luce” che va ad inaugurarsi il 18 Dicembre 2011 a Casale Monferrato. Il primo: il Ritrovamento. L’Autrice ritrova in una soffitta dei versi anonimi in endecasillabi che idealmente tentano di ricomporre altrettanti sparsi, come dilaniati, della Divina Commedia di Dante Alighieri. Il Ritrovamento è più che un rinvenimento, è raccogliere la richiesta di aiuto che viene dalle viscere del vissuto umano occultato, insabbiato, contaminato. Levo Rosenberg fa suo il gesto già pietoso dell’anonimo che, emulando il Sommo Poeta, come fa ogni perfetto autore di panegirico su tomba vuota, ricompone le spoglie del dire, come se le verità sapientemente esposte fossero state smembrate allo scopo di confondere il messaggio, infierendo come Seth sulle spoglie di Osiride. E’ esattamente ciò che avviene oggi con la Cultura del passato, viene impatinata in sottovuoti pubblicitari allo scopo di svuotarne il contenuto in una sorta di imbalsamazione, lasciandone la sola forma utile al mercimonio. Levo Rosenberg conserva accuratamente le patine e le trasforma in fiori.

Il secondo topos è Dante, ovvero l’Allegoria. Oltre che come Sommo Poeta, Dante passa agli occhi dei poco più attenti come un elegante fustigatore dei costumi, dell’Uomo più che dell’Epoca, non ingombrante come Savonarola, difatti viene tacciato da talune fronde come troppo acquiescente alle Corti contemporanee, ma egualmente caustico e impietoso per chi sa andare oltre il verso. Senza dubbio intelligente e scaltro nella sua opera perchè si serve dell’Allegoria, che non è sita nell’esteriore legge del contrappasso, la pena rapportata al male compiuto, il cattivo all’inferno il buono in paradiso, bensì nella più acuta cosmogonia rappresentata del Giudizio, della Colpa, della Pena, del Premio o del Castigo, creati a bella posta nella loro coreografia esteriore, non cioè come contenuto puro e spirituale, ma dall’uomo sull’uomo, per incutere paura quindi sopraffazione. Non vengono risparmiati infatti uomini di Chiesa e potentati Amministrativi, come non viene risparmiato l’Amore, quando frutto delle sovrastrutture colpevolizzanti che l’uomo sa infliggere a se stesso ipocritamente. Lo stesso Paradiso è immerso in un empireo di luce a volte innaturale che qualcuno identifica come un Inferno al contrario, ovvero di perfezione anacronistica destinata ad una eternità di tedio perché inconfrontabile con il male e con il suo libero arbitrio, uno dei primi doni che Dio ha fatto agli uomini, precedente il Peccato. In summa Dante è filosofo essenzialmente, e la dilaniazione dei suoi versi appare agli occhi dell’anonimo, quindi di Levo Rosenberg, come la pira di Giordano Bruno o l’ostracismo verso Galileo Galilei e le mille espressioni del fondamentalismo che hanno portato alla diaspora moderna del significato, del valore della vita, della concezione dell’Universo, con conseguente perdita della Salvezza e della Speranza.

Il terzo topos, unificante, è l’Amalgama, precipuamente l’azione puntuale di Levo Rosenberg che costituisce il paradigma di Arte, non solo Contemporanea, ma di Installazione o Evento o Performance, ovvero del suo attimo dinamico inquadrato ardimentosamente in una statica di fondo qual è quella del panorama socio-cultural-politico. Levo Rosenberg è particolarissima nella sua azione perché staticizzando le forme in un meccanismo di reiterazione o composizione fantasiosa e fantastica dell’infantile umano, del Sogno, quindi del sogno di Libertà, schioda esattamente l’energia imbrigliata dalle convenzioni e dall’ipocrisia sociale e le restituisce al volo delle costellazioni, del senso, della ragione intesa come esaltazione dell’irrazionale cosmico. Così avviene in tutta la sua Opera, così avviene con i versi di Dante ripristinati su pellicole rayografiche e incesellati in anemoni che ondeggiano nel mare della stupidità umana come fari dell’intelletto nel pieno della tempesta buia che viviamo, come la selva oscura con cui Dante, non a caso, esordisce la sua Performance. Fioritura che rende onore e giustizia alle violenze perpetrate sui libri di testo assegnati a studenti ignari perché, primo ne comprino ogni anno una versione differente dallo stesso contenuto e alfine s’ingegnino soprattutto a decriptarne le note al margine, le uniche che a volte fanno luce sul vero significante, con estrema fatica. La Fatica della Luce.

Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtualità e conoscenza.

FemminArt Review

 

 

Comunicato Mostra “La fatica della luce” – 18 Dicembre 2011 – Casale Monferrato

 

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0 thoughts on “Margherita Levo Rosenberg – La fatica della luce

  1. Ottimo lavoro Margherita, in contaminazione tra parola ,scultura, luce.
    Allegoria di una rinascita nella purificazione del fuoco/nido delle parole, per andare oltre le proprie ossessioni…appunto verso la leggerezza della luce che è dissolvenza dell’essere nell’energia cosmica…

  2. Un grazie di cuore a Sergio Gabriele che non risparmia le sue fatiche letterarie nei miei confronti, entrando nei meandri delle mie elucubrazioni artistiche per rivelarle, a me prima ancora che a voi, e grazie ad Adrienne e Donato che hanno voluto regalarmi il loro sostegno, assai prezioso per resistere all’arte e alla vita.
    Vi abbraccio tutti
    Margherita

    Margherita Levo Rosenberg Web

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